Dirigente: missione impossibile? É il tema trattato al decimo forum di cultura calcistica tenutosi alla Manente Sport di Udine. All’iniziativa del Salotto del Dilettante stimolata dalla provocazione “nel calcio tutti si aggiornano, mentre i dirigenti sono rimasti quelli di una volta, nel bene e nel male”.
Erano presenti Claudio Zaratin (Ronchi), Patrizio Mazzolini (Aurora Buonaquisto Remanzacco), Ennio Grassi (Pozzuolo), Carlo del Fabbro (allenatore),Sandro Bello (Pro Fagagna).
Calcio e famiglia: “La mancanza di rinnovamento tra i dirigenti – secondo Zaratin – è dovuta anche all’incapacità del calcio, di quello dilettantistico in specie, di rappresentare un’attenzione per la famiglia, come avviene negli Stati Uniti per il baseball. Con il tocco di gentilezza delle signore in tribuna, ci sarebbero i tanti ragazzi a garantire continuità di spettatori sugli spalti e interessamento dei padri verso impegni dirigenziali”.
L’improvvisazione
“Nel nostro mondo – dice Marzolini – ricambi non ce ne sono. Non è bene, perché oggi tutto muta, mentre chi ha responsabilità è costretto spesso a improvvisare per mancanza di informazioni. La Figc ora si muove, ma deve continuare a dare input in questo senso. Il dirigente è esposto a tante pressioni, fisiche ed economiche. Non è raro che per mancanza di conoscenza delle “regole” si trovi indebitato fino al collo, e senza avere soddisfazioni”.
Missione impossibile
É il concetto espresso da Grassi: “Il dirigente si può fare bene quando si recepiscono le istanze dell’ambiente nel quale si opera, comprendendo che la società calcistica è un bene del paese. La formazione? Dev’essere concreta. E per la gran parte la facciamo noi dirigenti, col nostro operare. Spesso la ricerca del risultato prevale sul lavoro dei dirigenti. Lo stesso mercato, quando è “esasperato”, fa perdere di vista i veri obiettivi. Ecco allora che la vera formazione dobbiamo farla noi, cambiando questo modo di agire”.
“…la mancanza di rinnovamento tra i dirigenti è dovuta anche
all’incapacità del calcio, di quello dilettantistico in specie,
di rappresentare un’attenzione per la famiglia…”
Claudio Zaratin
Un monumento…
Del Fabbro: “Sono allenatore, ma dove ho operato ho fatto anche il mezzo-dirigente. Conosco dunque gli sforzi di queste persone, che meritano un monumento. Oggi il ricambio è legato soprattutto ai dirigenti-genitori, ma il legame è incerto, proprio perchè è coinvolta la bravura o meno dei ragazzi. Allora bisognerebbe cominciare a ragionare, specie nelle giovanili, non in base al risultato, ma al divertimento. Il calcio è sport collettivo e c’è spazio per tanti. Se si riuscisse a far chiedere alla gente “come ha giocato la squadra?” anzichè “cos’ha fatto?” si sarebbero risolti tre quarti dei problemi delle società”.
Formazione e informazione
“Fare il dirigente – dice Bello – significa impegnarsi anche nei lavori meno appariscenti (magazzino, chiosco e così via). Per questo dico sì ai corsi di formazione tecnico-manageriale, ma anche di informazione. Per quanto riguarda il ricambio, a Fagagna ogni anno anno ci proviamo. Il bacino ideale è formato dai giocatori che smettono l’attività. Ma non sempre ci riusciamo, perchè questi atleti passano al mondo degli amatori”.
“…se si riuscisse a far chiedere alla gente “come ha giocato
la squadra?” anzichè “cos’ha fatto?” si sarebbero
risolti tre quarti dei problemi delle società…”
Padre padrone
Tema sfizioso: il presidente padre-padrone può in qualche modo scoraggiare l’operato dei dirigenti che lo affiancano?
Zaratin: “La persona che accentra tutto su di sè è negativa. Guai non rendere partecipi tutti delle scelte. Sarebbe la fine della società”
Mazzolini: “Non si può generalizzare. È bene dire che quando c’è un solo uomo che decide, spesso lo fa perchè non trova aiuto nelle scelte di carattere finanziario.Talvolta è la stessa realtà del paese che lo impone. E alla fine chi decide risponde anche in prima persona”.
Grassi: “Il presidente ha un obbligo principale: produrre coinvolgimento, altrimenti il concetto di società viene meno. Il presidente, più che pieni poteri, deve avere carisma”.
Del Fabbro: “Dove le società funzionano, i dirigenti devono essere sì coinvolti, ma non è detto che tutti debbano sapere tutto. Pensiamo a una campagna acquisti, per esempio. Soltanto a cose fatte si può parlare”.
Bello: “La società di calcio è come una piramide. In cima al vertice c’è il manager. E poi giù, ognuno col suo ruolo, che deve essere rispettato. Si pensi alla delicatezza della crescita dei giovani, nelle varie fasce d’età. Se ognuno fa il suo, non c’è padre padrone che tenga!”.
Le conclusioni
1) riguardo all’organizzazione, le società sono inadeguate al calcio che guarda al 2000: sia sotto l’aspetto tecnico-organizzativo, sia sotto quello economico.
2) Il reclutamento di dirigenti può attualmente avvenire soltanto attraverso: genitori, amatori, soci, spettatori ed ex giocatori. Ma da nessuna di queste cinque categorie sembrano arrivare segnali “funzionali” alla soluzione del problema.
Bruno Peloi