La qualità deve… stare in panchina.

Allenatore, ovvero capro espiatorio. Collegato spesso a giri d’aria, panettoni, colombe. Ma nel calcio dilettanti del Friuli-VG, i tecnici sono tanti o pochi? Sono all’altezza?

Questo il tema dibattuto nell’ultimo forum di cultura calcistica alla Manente Sport di Udine. Alla dodicesima riunione del salotto del dilettante erano presenti Claudio Brollo, presidente regionale dell’Aiac (associazione italiana allenatori), Silvano Buttazzi, presidente della Sangiorgina Udine, Claudio Zanca, ds della Pro Gorizia, Silvano Pravisano presidente Aiac Udine, l’allenatore Olinto Del Bianco, Claudio Minotti, presidente del Cussignacco, Oriano Ferini, tecnico dell’Union 91.

“…1.650 allenatori abilitati, dei quali 618 iscritti all’associazione.

Le società sono 387 per circa 18 mila giocatori,

più 726 squadre giovanili con 16 mila ragazzi…”

Claudio Brollo



I numeri

“La realtà regionale – diceBrollo– è di 1.650 allenatori abilitati, dei quali 618 iscritti all’associazione. le società sono 387 per circa 18 mila giocatori, più 726 squadre giovanili con 16 mila ragazzi. I tecnici non sono quindi troppi. Va detto invece che, dopo il corso, l’allenatore è abbandonato a se stesso dal settore tecnico. È una lacuna. Soltanto l’Aiac lavora per la loro crescita”.

L’accusa

“Sono d’accordo – rincara Buttazzi– C’è un dato che la dice lunga. Dal 1992 al 1995. la Figc ha speso oltre 10 miliardi per il solo abbigliamento delle nazionali. Stesso periodo: 0 lire per l’aggiornamento dei tecnici. Ho fatto il corso allenatori nel ’69; da allora soltanto l’Aiac mi ha dato qualcosa; Anche per questo, gli allenatori sono troppi in quantità, pochi in qualità”.

“…l’allenatore diventa bravo se riesce a risolvere i problemi

di tutte queste componenti. Quindi ci saranno sempre tanti

allenatori, ma pochi adatti all’ambiente particolare. La cultura di

base è condizionante per l’operato futuro…”

Silvano Pravisano



L’amor proprio


Rer Zanza, “la scuola dà il titolo, poi ognuno vola oppure no. D’accordo, la Figc fa poco o niente, ma spesso manca l’amor proprio ai tecnici, che non si aggiornano da soli. Pensano di essere depositari di verità, aborrendo qualsiasi test che non sia il proprio credo”.



Operare per il futuro

“Questi sono tempi in cui – afferma Pravisano – il “tanti o pochi” coinvolge tutte le componenti del calcio: presidenti, dirigenti, giocatori, strutture… L’allenatore diventa bravo se riesce a risolvere i problemi di tutte queste componenti. Quindi ci saranno sempre tanti allenatori, ma pochi adatti all’ambiente particolare. La cultura di base è condizionante per l’operato futuro”.



L’usurpazione

“Sono tanti – diceDel Bianco– i tecnici come me, senza “Lavoro”. Può così sembrare che siamo troppi. Ma si guardi anche al sottobosco, alle panchine che sono usurpate da chi non ha titolo. La normativa qui è carente”.

“…c’è un dato che la dice lunga. Dal 1992 al 1995. la Figc ha speso

oltre 10 miliardi per il solo abbigliamento delle nazionali.

Stesso periodo: 0 lire per l’aggiornamento dei tecnici…”

Silvano Buttazzi



La cultura dell’alibi

“Quando si sbaglia allenatore, specie nel settore giovanile – afferma Minotti– si rischia di buttare il lavoro di 3-4 anni. Per questo il Coni o la Figc, dovrebbero intervenire, anche economicamente, buttando in mischia anche gli insegnanti di educazione fisica. Allenatori in giro ci sono, ma di poca qualità: in troppi di loro vige la cultura dell’alibi quando le cose non funzionano”.

“…la scuola dà il titolo, poi ognuno vola oppure no. D’accordo,

la Figc fa poco o niente, ma spesso manca l’amor proprio

ai tecnici, che non si aggiornano da soli…”

Claudio Zanca



Dilettanti o professionisti

“Oggi il calcio è globalità, non selezionabile in settori. Gli allenatori sono pochi o tanti a seconda dei punti di vista. ma come diceva il saggio la verità si nutre di errori. Serve quindi fare esperienza. La bravura del tecnico sta nel sapere coniugare il tanto lavoro da fare con il poco tempo disponibile. Grave errore è comparazione del nostro operare con quello dei professionisti”.

“La bravura del tecnico sta nel saper coniugare il tanto lavoro da fare

con il poco tempo disponibile. Grave errore è comparazione

del nostro operare con quello dei professionisti”



La qualità: in cosa consiste?

Brollo:“Morale, cultura, intelletto. Le vittorie sono una conseguenza. E in questo senso gli allenatori hanno fatto un salto di qualità al nostro calcio”.

Buttazzi:“Qualità in un tecnico significa sapersi adattare all’ambiente dando un contributo alla crescita nonostante tutte le interferenze”.

Zanca:“È bravo chi sa lavorare in equipe, non confondendo il giocatore facendogli fare cose che non sono alla sua portata”.

Pravisano:“Bravo è l’allenatore che sa insegnare automatismi positivi validi per sempre, non certo chi dà a priori garanzie di vittoria”.

Del Bianco:“La bravura consiste nel saper trasmettere valori in forma percepibile e accettabile dai giocatori, soprattutto psicologicamente”.

Minotti:“È di qualità il tecnico che, oltre a quanto detto da Brollo, è un po’ astuto. Deve diventare padrone dei muscoli e del cervello della squadra, sapendola “vestire”, pur se mediocre”.

Ferini:“Se i calciatori hanno buoni ricordi di un tecnico, questo è stato di qualità. Bisogna saper dare quello che serve, avendo rapporti umani, ottenendo il massimo con il sorriso”.



Conclusioni

Le società nel tecnico individuano l’uomo che può far loro centrare certi obiettivi. Se questi sono chiari a entrambi, non è vero che sono pochi gli allenatori adatti.


Bruno Peloi