Calcio che non esprime più le qualità di un tempo. Perché?

Bassi, Tortolo, Franzot e Corosu sostanzialmente d’accordo sulle cause della crisi e del chiedere aiuto alla scuola

“Mancano squadre intermedie e spirito di sacrificio”


Calcio che non esprime più le qualità di un tempo. Perché?

Ecco il pensiero di Giancarlo Bassi: “Forse meno di una volta, ma i giovani ci sono ancora. Non ci sono più invece i grandi serbatoi, le società di serie C o D (Triestina, Pro Gorizia, Pordenone, Monfalcone, lo stesso Torviscosa), trampolino di lancio per mete più alte. Oggi c’è solo l’Udinese, troppo poco. Tanti genitori non consentono ai figli di andarsi a fare le ossa lontano da casa. I dilettanti possono far maturare i giovani fino a un certo punto. La stessa Primavera dell’Udinese è costretta a dirottare nelle serie minori i giocatori interessanti per farli progredire. Quando c’erano tanti friulani in serie A e B c’erano anche i campionati Riserve, ideali per far lievitare i talenti”.

“al sud più “fame” di successo che al nord”

Gianni Tortolo

“Da non trascurare – per Gianni Tortolo – è il benessere sociale. Al sud per esempio, c’è più fame di successo che al nord. L’aspetto più importante è però il modo di allenarsi: una cosa è farlo la sera, ben altra è il pomeriggio. Se ci fossero diverse società di serie C, quest’esperienza potrebbero farla tanti ragazzi, cui si aprirebbero prospettive non immaginabili. Importante poi, nei dilettanti, è investire nei giovani, che vuol dire anche partecipare ai campionati juniores nazionali, dove si gioca e si soffre per oltre 20 gare, non per 2 o 3 a stagione. Con il rischio di penalizzare intere “annate” di ragazzi (il prossimo anno toccherà ai ’79) che non troveranno posto in prima squadra se non sono di valore. Prima di decidere sui limiti d’età, si dovrebbe costruire la base, anche gli allenatori, specie quelli delle rappresentative”.

“C’è una serie di problemi – dice Walter Franzot – che ha portato a questa situazione: ci sono meno giovani e più sport; non ci sono più i ricreatori dove scoppiava la passione per il calcio; aumentando il benessere, è calata la disponibilità al sacrificio (giocando al computer non si suda). E così a 17-18 si va a lavorare e si abbandonano i dilettanti per passare agli amatori. Anche gli allenatori possono far poco; gli si chiede di vincere, e quindi non rischiano i giovani, specie le punte. Lo riscontro in rappresentativa”.

“…investire maggiormente nella linea giovane…”

Furio Corosu

“Concordo – è il parere di Furio Corosu – sulla mancanza di poli intermedi, in Friuli-VG, tra professionisti e dilettanti. Ma è la nostra regione come tutto il nord-est che è seduta. Non trova motivazioni per il calcio. L’Udinese Primavera ha 18 giocatori regionali su 24. Ma manca la mentalità. Al sud, a 16 anni giocano per un milione al mese per mantenere una famiglia. Da noi i rimborsi spese servono per i vizietti. E i nostri tecnici hanno difficoltà a trasmettere la giusta mentalità, perché mancano gli strumenti. Con il problema dei rientri a scuola, possono insegnare a un giovanissimo poco più di quanto faceva un tempo il cappellano sul sagrato. E così, per il ragazzo del sud, il regresso sociale diventa progresso nel calcio”.

Ma allora che fare?

“pochi campionati per lanciare i ragazzi”

Giancarlo Bassi

“Indispensabile – per Giancarlo Bassi – è coinvolgere la scuola. Intervenga la Figc. Si consenta alle società di avere più tempo per gli allenamenti pomeridiani, ai quali dovrebbero adeguarsi i tanti tecnici oggi impegnati con il proprio lavoro. E si cerchi di produrre calcio di qualità, come si sta facendo a Palmanova, dove si è investito in modo massiccio per avere un settore giovanile di prima grandezza”.

Anche per Gianni Tortolo, “la svolta passa attraverso un diverso rapporto con la scuola. Sfruttare meglio le ore di educazione fisica per fare sport. Il Coni dovrebbe farsene interprete. Pgng disciplina potrebbe fornire alla scuola un certo numero di tecnici. Con un avvertimento alle società: attenzione alla scelta degli allenatori per il settore giovanile. La disponibilità di tempo può equivalere, certe volte, a incompetenza”.

“…ci sono meno bambini e più sport”

Walter Franzot

Per Walter Franzot, “si deve cercare collaborazione fra i dilettanti: la squadra più piccola ceda i suoi 2-3 pezzi migliori a quella più grande; la quale, a sua volta fornisce alla prima i giocatori adatti al suo campionato. Difficile ipotizzare soluzioni, invece, legate agli sponsor: fatti i calcoli, vanno nel grande, dove il loro nome finisce sulla bocca di tutti. E poi l’Udinese, adesso in auge in Italia e in Europa sta già facendo qualcosa, ma faccia uno sforzo maggiore per i dilettanti. I ragazzi di tutta la regione sognano di giocare in bianconero. Ci pensi”.

Infine, Furio Corosu: “Bisogna investire di più, e meglio, nella linea verde. Perché, se si producono i giocatori di categoria inferiore a quella di appartenenza, c’è qualcosa che non va. Se si esonerano tecnici dei settori giovanili, vuol dire che si è capito poco. Se la scuola da quest’orecchio non ci sente – in Europa, soltanto Italia e Albania non prevedono l’insegnamento dell’educazione fisica nelle elementari – allora siano le società a dotarsi di docenti, che seguano i ragazzi per fare i compiti prima degli allenamenti. I conti si facciano alla fine: si veda quanti ragazzi non si perderanno per la strada e si capirà. Certo, è anche problema di costi. Ma chi ci riuscirà farà calcio di qualità. Tutti gli altri fungeranno da serbatoio, privilegiando l’aspetto sociale. Il che non è poco”.

Bruno Peloi