Troppo facile scaricare l’allenatore quando vengono a galla tutti i bluff.
Un esempio: nel Campionato nazionale dilettanti, su 144 società ben 40 (circa il 30 per cento) hanno già cambiato allenatore. Ma la sostituzione del tecnico porta allo scossone auspicato?Rapportato alla realtà locali, questo è stato il tema del sesto forum di cultura calcistica alla Manente Sport di via Grazzano.
I partecipanti
Il salotto del dilettante aveva ospiti Vinicio Sabot(presidente della Manzanese) e Lucio Zuccolo (ds del Cussignacco); i tecnici Renato Tedeschi (allenatore del Rivignano), Enzo Marchin (Savorgnanese), Giorgio Ceschia (Aurora Remanzacco), Ottorino Miani (Pagnacco) e Bruno Durisotti (staff rappresentative regionali).
L’errore di partenza
“Quando si cambia l’allenantore – dice Zuccolo – significa che in partenza si è sbagliato qualcosa. La società dovrebbe aver chiari fin dall’inizio gli obiettivi su cui puntare. E ciò non spiega ancora una sostituzione di allenatore: si innestano motivi di cultura calcistica, di ambiente dove si opera e di categoria”.
La disperazione
“Una società che si rispetti – afferma Sabot – sceglie l’allenatore e con lui fa la campagna acquisti in base a un obiettivo specifico. I risultati sul campo contano, e questo l’allenatore lo sa. Quindi, quando si cambia timoniere lo si fa per una sorta di disperazione totale e comunque per il bene della società.
No all’aggresività dei tecnici
“Quando si rompe l’armonia dello spogliatoio – spiega Durisotti – dev’essere la società ad intervenire. Se ciò non basta, il divorzio diventa non rinviabile. A questo punto, in genere lo scossone arriva. Ma se non avviene? Vuol dire che nella società non si sa prendere atto dei propri limiti. Una cosa è certa: l’aggressività dei tecnici sui giocatori non paga mai”.
“…giocatori, allenatore e società devono muoversi all’unisono;
attenzione poi ai soldi: la loro entrata in scena
coincide sempre con pretesa di risultato…”
Giorgio Ceschia
La fortuna
La dea bendata serve al tecnico entrante, con la quale deve “condire” il proprio entusiasmo. Così la pensa Tedeschi, secondo cui “l’allenatore dev’essere competente e coerente con le idee che si porta avanti. Un giocatore “ribelle” lo deve riprendere la società. Nel caso di due o più giocatori indisciplinati, l’unico rimedio è parlarsi chiaro negli spogliatoi”.
La trasparenza
Il tecnico non deve mai bluffare né con gli altri né con se stesso. Per questo secondo Ceschia – “determinante è conoscere il contesto nel quale si opera; giocatori, allenatore e società devono muoversi all’unisono. Attenzione poi ai soldi: la loro entrata in scena coincide sempre con pretesa di risultato, che equivale ad attrito”.
“Se le cose non vanno – gli fa eco Miani – la sostituzione è sempre positiva. Bisogna però appurare se il nuovo arrivato è cosciente dell’organico che avrà a disposizione”.
“…l’unico rimedio è parlarsi chiaro negli spogliatoi…”
Renato Tedeschi
Il caso limite
E’ accaduto a Marchina. “In carriera – dice – mi è capitato di lavorare e di non raccogliere. Pensavo a un esonero. Invece ha fatto capire che piuttosto che il tecnico avrebbe sostituito tutti i giocatori. Da quel momento, serrate le file, abbiamo vinto tutto… Anch’io resto perplesso sui giocatori pagati: finiscono per rovinare il gruppo”.
Il flash finale
Ma lo scossone serve?
Zuccolo: “solo, se c’è contenuto della squadra rispetto agli obiettivi prefissati”.
Tedeschi: “sarebbe bene depositare i contratti tra società e allenatori, prefissando gli obiettivi”.
Sabot: “l’esonero è un vezzo moderno. Però serve, magari per ottenere il male minore”.
Miani: “se si arriva alla rottura, meglio cambiare”.
Durisotti: “al 70 per cento l’esonero è positivo; al 30 per cento no: nasconde errori della società”.
Marchina: “Soltanto quando viene a mancare l’armonia tra tecnico e giocatori la separazione può essere positiva”.
Ceschia: “se le cose vanno male perchè continuare?”
“…pensavo a un esonero. Invece ha fatto capire che piuttosto
che il tecnico avrebbe sostituito tutti i giocatori…”
Enzo Marchina
La conclusione
Lo scossone è una magia che trasforma in campioni i calciatori brocchi. Se il cambio avviene per errori a monte, ilgiocatore cerca di eliminare le proprie lacune ripartendo da zero con il nuovo allenatore. Se ancora i risultati non arrivano, evidente che ci sono limiti tecnici, sottovalutati se addirittura non capiti dalla società.
Bruno Peloi