Fisico e gioco organizzato stanno spegnendo il 10…

Il calcio dei dilettanti cambia. In meglio o in peggio? Lo stesso pubblico non sembra soddisfatto di quanto gli viene proposto e non lo manda a dire: “Una volta sì che si vedevano altri spettacoli…”. Con questo tema e con questa provocazione si è svolto il nono forum di cultura calcistica.

I partecipanti

Sono intervenuti gli allenatori Bruno Durisotti, Angelo Panichi (7 spighe), Giuliano Pontoni, Gianni Tortolo (Manzanese), Graziano Morandin (Sacilese), Renzo Riva (Gemonese), Sandro De Sabata (Tricesimo), Renato Lizzi (Pordenone juniores), Carlo Del Fabbro.



Tecnica e divertimento

Pontoni: – un tempo ci si dedicava di più ai fondamentali. Ora con l’apoteosi dell’organizzazione, tutto è pianificato; anche il giocatore importante fa fatica a risultare determinante, perché gli avversari sono preparati e, giocando corti, ne bloccano le iniziative”. Però – dice Durisotti-, specie nei settori giovanili, se è vero che esiste un’evoluzione tattico-agonistica, è altrettanto vero che c’è un’involuzione tecnica. E si diverte di meno.

Culto del fisico e qualità

“Il calcio – secondo Panichi– è figlio dell’epoca in cui si vive. Una volta, per uno stop sbagliato l’allenatore arrivava anche a tirarti un ceffone. Oggi ci si allena soprattutto per il culto del fisico”.

“La qualità del gioco è migliorata – sostiene De Sabata-. ed è merito degli allenatori: niente è lasciato al caso, si studia, ci si aggiorna. E poi, se si vuole rapportare al passato, una cosa è fare uno stop a 20 chilometri l’ora, un’altra a 100”.

“…per uno stop sbagliato l’allenatore arrivava anche a tirarti un ceffone,

oggi ci si allena soprattutto per il culto del fisico…”

Angelo Panichi



La critica

Per Morandin “Il problema è complesso. Intanto, la tecnica: l’allenatore moderno ne fa un continuo ripasso con metodi aggiornati (torelli, giochi alternativi…) ma si fa tutto in velocità. I tifosi vivono di ricordi, noi facciamo difficoltà a farci capire. Un occhio di riguardo meritano i vivai. Due ore di allenamento la settimana non bastano per crescere. Non c’è più l’oratorio, non ci sono i prati in periferia. Allora non solo non si coltiva la tecnica, ma non si imposta nemmeno la coordinazione nei movimenti. E ci si è messa anche la federazione, obbligando a far giocare la linea verde e ampliando le categorie…”.

“…anche il più debole, con preparazione e

organizzazione, può bloccare il più forte…”

Gianni Tortolo



Il valore degli anziani

Per Tortolo, il calcio dilettanti oggi è di qualità. Non esistono squadre materasso. Anche il più debole, con preparazione e organizzazione, può bloccare il più forte. Ma sono i giocatori più anziani a fare il salto di qualità. Nei settori giovanili gli allenatori dovrebbero imporsi: almeno tre allenamenti settimanali, per insegnare tecnica e mentalità.

“Diversi sono gli stimoli, e quindi gli esiti – dice Riva – tra chi gioca per vincere il campionato e chi per salvarsi. C’è poi il problema del dirigente-genitore: non è raro il caso in cui il tecnico, per opportunità di panchina, accetti certi… compromessi”.

“…incapacità di far crescere i ragazzi nelle difficoltà.

Il talento naturale è sempre importante…”

Graziano Morandin

Dove sei numero 10?

Il calcio moderno tende sempre più ad emarginare il giocatore tecnico, il vecchio numero 10, perchè?

Tortolo: “Nessuno si priva del bravo giocatore. I vivai non sfornano tanti numeri 10 all’altezza. Magari averne”.

Riva: “Fare il dirigente non è facile. E quindi i vivai più piccoli non producono”.

Lizzi: “Il giovane bravo dev’essere circondato da compagni bravi. Concentriamo i più bravi in campionati equilibrati. I numeri 10 rifioriranno”.

Morandin: “C’è incapacità di far crescere i ragazzi nelle difficoltà. Il talento naturale è sempre importante, purchè giochi per la squadra”.

“…se è vero che esiste un’evoluzione tattico agonistica,

è altrettanto vero che c’è un’involuzione tecnica…”

Bruno Durisotti

De Sabata: “Se non ha pausa nel rendimento, il giocatore tecnico troverà sempre spazio”.

De Fabbro: “La disciplina è basilare. Basta una nota stonata e si perdono le gare”.

Panichi: “A chi fa parte della squadra è imposto di correre. E deve farlo anche se è forte tecnicamente”.

Pontoni“Tutti si stanno attrezzando… per non perdere. A scapito di chi lottatore non è. Ma anche questo è segno di evoluzione”.

Durisotti: “I numeri 10 scarseggiano? Allora dev’essere bravo l’allenatore ad affiancargli i giusti puntelli”.



Le conclusioni

Il positivo: calcio moderno con più organizzazione, preparazione fisica e aggiornamento culturale.

Il negativo: si paga pedaggio con meno giocatori a causa della dilatazione delle squadre e di altri sport, con minor divertimento, perchè è sempre più difficile vincere. E così proliferano gli amatori e nascono i dirigenti-genitori, che insieme danno e tolgono.



Bruno Peloi