Il mercato di riparazione? Si può cadere nel ridicolo.
Lavorare in modo professionale e salvaguardare il gruppo.
Ottavo forum di cultura calcistica alla Manente Sport su due binari: il tema “Novembre: mercato di riparazione”, e la provocazione “Ma serve davvero oppure si tratta di un rimescolamento globale con la speranza che qualcosa cambi?”.
Gli ospiti
Nel salotto del dilettante si sono accomodati Giuseppe Ciotta della Juventina; Angelo Panichi allenatore della 7 Spighe di Basiliano;Sandro Bello dirigente della Pro Fagagna; gli allenatori Adriano Trevisane Bruno Durisotti; il dirigente della Lavarianese Gianni Garbinocon il calciatore Nicola Pevere; il ds Sandro Pallae il giocatore Stefano Bortolotti per il Forgaria.
No alle rivoluzioni
“Gli stravolgimenti – esordisce Ciotta – non si capiscono bene. In riapertura delle liste sono logici ritocchi. Rivoluzioni no, perché sono ammissioni di colpa. E poi si verificano situazioni strane, con giocatori fino al giorno prima bravi che tutto a un tratto diventano merce di scambio: è una cosa antipatica”. Quello di bocciare le rivoluzioni novembrine è una tesi condivisa da tutti, o quasi.
Quel che passa il convento
“Esistono casi e casi – dice Panichi – . A Basiliano stiamo vivendo un momento delicato. Dobbiamo fare con quello che abbiamo. Nel calcio, sempre meglio procedere per gradi. Anche il cambio di allenatore può dare la scossa, ma non modificare le qualità tecniche dei giocatori”.
La professionalità
Per Trevisan, “ogni società che si sospetti, a qualsiasi livello, non può essere gestita dilettantisticamente. Servono persone che sappiano pianificare. In caso contrario si finisce per cadere nel ridicolo, e sopratutto non si semina niente di buono”. “Infortuni o anche incomprensioni possono far precipitare certe situazioni. Per questo – fa eco Durisotti – consideriamo l’idea di prolungare il mercato a tutto dicembre”.
L’imponderabile
Nelle società – afferma Bello– le situazioni non si ripetono mai; e talvolta i programmi, per colpe dell’una e dell’altra parte, saltano anche nel giro di pochi mesi. L’imponderabile è sempre dietro l’angolo. Se si può riparare, lo si faccia”.
Rispetto e valorizzazione dei giovani
“Se si arriva al ribaltone – dicono Pevere e Garbino– c’è sempre qualche giocatore che paga, magari dovendosi fare da parte o scendere di categoria. Ma con una programmazione manageriale si può sempre correre ai ripari attingendo agli under. Per quanto riguarda la durata del mercato – aggiunge il dirigente lavarianese – si potrebbe pensare di lasciarlo addirittura libero tutto l’anno, pur con le dovute garanzie. In una sola settimana c’è troppa frenesia”.
La tesi difensiva
“Non mi sento di colpevolizzare chi cambia tanto – dice Palla– perché dietro queste operazioni c’è sempre voglia di migliorare; escludo un mercato libero. Ma non mi piace nemmeno questo mercatino. Meglio tornare all’antico, con l’apertura fino al 30 ottobre”.
Il divertimento prioritario
“Non vanno sottovalutati sacrifici dei giocatori – dice Bortolotti– i quali devono lavorare sodo per mantenere il posto, ma devono anche divertirsi”. Proprio quest’affermazione riapre la discussione sul valore del gruppo. “Comunque – conclude Ciotta-, perché un nucleo originario non si sfaldi, deve sparire la figura del presidente padre-padrone”.
Trevisan: “Se un gruppo si disperde a causa dell’ambiente, ne consegue che anche il bravo giocatore chieda di andarsene per divertirsi in una nuova realtà”.
Durisotti: “È vero, ma oggi sui campi ci si diverte sempre meno”.
Panichilancia un sasso in piccionaia: “Quando non lavorano bene, perché non si cambiano i dirigenti?”
Pevere: “I giocatori si divertono sempre meno perché l’esasperazione parte da lontano, dai campionati giovanili”.
Palla: “Gli eventi vanno valutati in base al tempo e al luogo del loro verificarsi”.
Bello: “Il gruppo è fondamentale, crearlo in pochi giorni è difficile. Ma per dare giudizi si devono poter verificare gli intendimenti dei singoli”.
Pevere e Garbino: “Gruppo fondamentale. Attenzione pertanto anche ai ritocchi, in modo che non creino scompensi nell’esistente”.
La conclusione
La parola chiave è managerialità, racchiusa nella triplice dimensione di buon senso, conoscenza e competenza. Che vuol dire saper trovare la persona giusta, da mettere al posto giusto in momenti determinanti.
Bruno Peloi