
1959: Tra le quinte dell’Udinese
Il “grande capo” ha fumato il calumet della pace con la tifoseria: ha accettato di porre fine alla “guerra fredda” iniziata (soprattutto con gli sportivi della controfigura del “Panathlon” capeggiata dal cav. Domenico Longato in “Giulietta spriz” e cravatta rosse) quand’ancora la sua amicizia con il presidente Bruseschi aveva provocato il primo poco felice ingaggio di Sergio Manente.
Il “direttore tecnico tra le quinte” dell’Udinese calcio e “general manager” del basket maschile e femminile era stato apertamente biasimato per aver influenzato il presidentissimo e tale rimprovero era rimasto sul suo capo come una spada di Damocle.
Ma il “grande capo” (speriamo non occorrerà dire che si tratta di Silvio Marcolini) ha avuto la costanza di non tradire, nemmeno un secondo, la fiducia nel suo ormai calvo “poulain” e a dispetto di tutto e tutti anche quest’anno ha continuato, finché non l’ha spuntata, a riporre la candidatura di Sergio Manente.
Altra ondata di rimproveri, di ironie, di lazzi, di colpe. La cassa toracica del “grande capo” la ha assorbita interamente, senza accusare segni di stanchezza.
Poi i fatti gli hanno dato ragione e già nella trasferta alessandrina le lenti quadruple dei suoi occhiali si sono appannate per il calore della soddisfazione derivati da quel punticino strappato, proprio strappato ad un’avversaria diretta.
Crescendo rossiniano: Spal – Udinese zero a uno e partitone di Manente (la prima, quella del ghiaccio da rompere); Torino – Udinese zero a uno e ancora partitone di Manente. Quattro partite, sette punti in più in classifica grazie, soprattutto, al vecchio Sergio.
Le lenti quadruple di Silvio, “grande capo” dell’Udinese calcio, si sono letteralmente liquefatte per le calorie di una ben legittima soddisfazione. E rivincita morale, sotto ogni aspetto, per i denigratori a tutti i costi.
Ora Silvio potrebbe volerli in ginocchio tutti, ma la sua felicità ha sopraffatto ogni sentimento vendicativo. “Li assolvo – ha gridato fra un piatto di cotiche di maiale, un the e una zuppa di trippe – li assolvo tutti”. E tutti gli sono grati di questa sua generosità d’animo.
Giovedì sera, alla destra del presidentissimo, Silvio sedeva al tavolo del “Friuli” con l’intera squadra e i dirigenti. C’era proprio di fronte a lui Manente il “gregario” che ha riabilitato il “capo” agli occhi degli sportivi friulani. Hanno mangiato un ottimo risotto con caperozzole, rognoncini trifolati, roastbeaf alto così, contorni vari, frutta, caffè, whisky. Ma le trippe, ah, le trippe del Cremlino – dice il “capo” – sono un’altra cosa! Di calcio, finalmente, non si è parlato.