
La Zebretta – giovedì 5 settembre 1957
La coppia nostrana dell’Udinese
Manente (33 anni) sarà il “jolly” per i momenti più critici
Su Giacomini (18 anni) si puntano le speranze dei tecnici
Sono trascorsi oltre due lustri da quando, per la prima volta avevamo avuto occasione di segnare, nelle nostre cronache, tra gli atleti in bianconero dell’Udinese, l’amico Sergio Manente il cui nome ricordiamo ancora accomunato a quello di un altro giovane calciatore udinese, purosangue anche lui, che risponde al nome di Glauco Ferron. Si tratta di una coppia di difensori che al cui esordio, nella prima squadra bianconera, riuscì istantaneamente ad incontrare il favore delle folle sportive friulane.
Un duetto che dava garanzia, un “doppio” forte, massiccio, agguerrito che in men che si possa credere si è trovato agli onori delle cronache sportive. Su questa coppia, come era logico immaginare, puntano subito gli occhi i “grandi” del calcio nostrano. Era un duo che avrebbe potuto fare meraviglia anche nel massimo campionato e tutti chiaramente lo capivano e lo hanno capito subito. Eravamo ai tempi che l’Udinese povera squadra di provincia contava nelle sue fila undici undicesimi, che avevano visto i natali in terra friulana e nella compagine della terra militavano per difendere il prestigio di campanile.
Erano, però anche i tempi che mettevano società come la nostra Udinese, nelle condizioni di dover cedere ad ogni fine stagione il prodotto migliore per rinsanguare le sue scarse casse sociali. Venne così il giorno in cui la coppia Manente-Ferron dovette separarsi. Il biondo Sergio fu richiesto da diverse squadre e se ne andò dalla sua città e dall’Udinese. Iniziava, così, la brillante carriera del terzino bianconero, mentre l’amico Ferron, rimaneva ancora a Udine e poi pure lui si trasferiva a Venezia con meno fortuna.
Una coppia – abbiamo detto – che rimanendo tale, avrebbe senza dubbio emulato le gesta delle più famose coppie che il calcio italiano nei diversi periodi ha avuto. Ma il destino dei calciatori è quello che è e nessuno, purtroppo, riesce a modificare, anche perché la scuola “metodista” veniva sopraffatta da quella “sistemista”. A Udine, però, si è guardato sempre con tanta simpatia alle imprese che il figlio del Friuli andava compiendo nelle varie città della penisola, giungendo alla “nazionale”, però senza troppo successo.
Gli sportivi friulani hanno sempre seguito con particolare interessamento e orgogliosamente la brillante carriera di Manente e hanno sempre sognato, specialmente in questi ultimi anni, da quando cioè l’Acciù riuscì a compiere il grande passo tra le elette, di riavere a Udine l’esperto Sergio. Quattro anni or sono, ricordiamo benissimo, pareva pressoché definito il ritorno di Manente a Udine, poi non se ne fece nulla e il bravo Sergio dalla grande Juventus finì nelle fila dei bianco-rossi vicentini dove rimase per due stagioni, continuando a dare, tutto se stesso, come sempre, per la sua nuova squadra.
Nella società veneta, neopromossa in serie “A” Manente, però non ricoperse più il ruolo di terzino. Tenne con bravura alternativamente il ruolo di mediano e di mezz’ala e in entrambi questi due ruoli è stato una pedina utilissima all’economia del complesso bianco- rosso vicentino. L’anno scorso a Udine è stato uno dei migliori in campo e gli sportivi friulani se ne rammaricavano di poterlo avere ancora nella formazione bianco-nera.
Tutti ormai disperavano di vederlo giocare nella sua vecchia e gloriosa società cittadina, ma il destino volle che Manente ritornasse a Udine, nella sua Udine in quella società che lo aveva lanciato nel firmamento dei “grandi” per terminare la sua bella carriera di calciatore. Fu lanciata la proposta da uno dei confidenti di Bruseschi e lo stesso giocatore si offerse, così Manente quando tutti meno se lo aspettavano, ritornò a vestire la maglia di due lustri or sono.
Il “Manenton” di vecchia memoria lo abbiamo rivisto all’opera nelle prime partite pre-campionato. Senza strafare si è subito, come sempre, accattivato la simpatia anche di coloro presso i quali non ne godeva, perché, in verità, non lo conoscevano. Lui, inutile dirlo, è felice di aver rimesso piede a Udine, dopo tanto peregrinare, e oggi egli è deciso quanto mai, a non deludere l’attesa. Bigogno, ha fiducia in Manente, sa quali sono le sue possibilità atletiche.
Conosce le sue doti tecniche e di esperienza, sa chi è il “vecchio” Sergio, la bandiera degli sportivi udinesi sarà utilissimo nell’economia della squadra specie quando ritornerà in fiato. Sa, Bigogno, che l’attaccamento ai colori sociali, nella maggior parte dei casi, può molto di più della giovinezza, della foga. Sa che un uomo come Manente è indispensabile in una “provinciale” come l’Udinese. E di esempi, noi ne abbiamo avuti a sufficienza e non crediamo opportuno, oggi, rifare la storia dei vari “vecchi” che hanno terminato la loro carriera nella società che li ha visti nascere.
Manente ha iniziato la sua preparazione in sordina, ha lavorato con coscienza e sta lavorando con passione. Attualmente, pur non essendo riuscito a raggiungere la forma migliore ha largamente dimostrato che quella forma desiderata è molto vicina. L’”hobby” di Manente sarà a nostro avviso: “saper, tenere il campo, quando gli altri daranno segni di… stanchezza”. Questo, del resto Manente, lo ha saputo fare anche lo scorso campionato nelle file dei vicentini, dove con modestia ma con un cuore grande così, ha saputo tener duro per ben ventisei incontri.
Un numero di presenze rispettabilissimo che dice chiaramente delle possibilità del nostro “vecchio” uomo. Non bisogna poi dimenticare che Manente, assieme alla giovanissima recluta Giacomini, sono gli unici udinesi purosangue di tutto il gruppo bianconero. Il primo ha raggiunto le massime soddisfazioni sportive nel corso della sua lunga carriera, il secondo sta per iniziare la sua che noi auguriamo lunga e ricca di soddisfazioni ancora maggiori di quelle ottenute da Sergio.
Manente – Giacomini è per noi, la nuova coppia “indigena” dell’Udinese. Per Giacomini le premesse, sono forse migliori di quelle che oltre due lustri or sono, ha saputo mettere in evidenza Manente. Massimo Giacomini, matricola del massimo campionato di calcio, senza ripetere quello che in passato abbiamo detto di lui, dovrà divenire l’uomo del giorno. Il ragazzo ha stoffa da vendere, una stoffa che potremmo definire… inglese. Il gioco di Giacomini, infatti, si avvicina moltissimo, a quello dei “maestri” del calcio.
La sua impostazione tecnica ha qualche cosa di particolare, il suo ritmo d’azione, il passo, il suo scatto in elevazione e il movimento del suo piede ce lo fanno apparire come un atleta dalle certe possibilità avvenire, un avvenire che a detta dei tecnici bianconeri, sarà immediato. Bigogno assieme a Testolina (che ha impostato in questi ultimi anni il gioco) lo ritengono paragonabile in linea di massima al grande Liedholm con il sapiente tocco del più raffinato e mai dimenticato Toni Bacchetti dal palleggio indiscusso, abile e intelligente e con qualche motivo alla “Lindskog” di cui è divenuto discepolo.
Come quest’ultimo, infatti, Giacomini gioca come sempre il pallone, il suo tocco rasenta la perfezione. I temi di gioco, come a Lindskog, non fanno difetto alla recluta Giacomini, il quale è dotato di una sapiente mobilità e una varietà istintiva di gioco, che lo pongono con le sue 18 primavere appena suonate tra i migliori giovani calciatori italiani. Non sappiamo quando sarà il battesimo della “A” per Massimo Giacomini, ma ci piacerebbe vederlo in campo nel giorno dell’esordio nella stessa formazione in cui vedrà schierato Manente.
Qualcuno ci accuserà di sentimentalismo e a questi noi rispondiamo che il calcio come tutto lo sport in genere vuole la sua parte di sentimentalismo, senza il quale molte cose rischiano di cadere nelle braccia del materialismo più sciatto.
Luciano Paolini