
Sergio Manente classe 1924. Ma anche per coloro che lo conoscono da vicino non li dimostra. con la sua aria e il portamento di ragazzino che abbia fatto “mestiere” è uno dei pochi che rappresentano le vecchie generazioni o meglio, le generazioni meno giovani, ma non per questo meno valide, di fronte all’incalzare delle forze nuove del calcio italiano.
Eccoci dunque vicini ad un atleta che fa del gioco del calcio, oltre al soddisfacimento di una sua innata passione, anche soprattutto, una professione simile a tante altre, professione che egli sempre ha esercitato ed esercita tutt’ora consienziosamente come pochi altri.
Non troppi, forse, lo ricorderanno quando venne assunto, per poche “palanche” dall’Udinese nel lontano 1942. In molti furono ad accorgersi di lui, qualche anno più tardi, quando diverse società della massima serie, avanzarono alla dirigenza friulana, le loro proposte, al fine di assicurarsi il valido terzino.
E i dirigenti bianco-neri, (e particolarmente intendiamo riferirci al rag. Cappelletto e al Cav. Vendrame) cedettero, vantaggiosamente, Manente all’Atalanta. Quale nero-azzurro, poi il friulano si affermò definitivamente, tanto che due stagioni appresso, entrò nelle file della Juventus. Esordì lo ricordiamo esattamente a Roma contro la Lazio e contribuì alla netta affermazione della sua squadra, rivelandosi come uno dei migliori in campo, in coppia con l’anziano Rava.
Da allora, la sua carriera andò sempre in crescendo. Conquistò due scudetti, sempre nella Juventus, si meritò due presenze in maglia azzurra (una nella A nel maggio del ’55 a Firenze contro l’Inghilterra, e l’altra nella B a Cagliari contro la Svizzera). Dopo ben 7 stagioni trascorse in maglia bianconera (juventina ben s’intende) tre anni or sono, egli passò in forza al Lanerossi Vicenza, allora neopromosso nella massima divisione.
Una tappa di avvicinamento, dunque, al suo Friuli, era cosa fatta. Difatti quest’anno proprio delle liste ecco Manente nuovamente in bianco-nero. E plaudiamo alla dirigenza bianconera per l’acquisto, poiché Manente aveva espresso apertamente il desiderio di terminare la sua carriera, pur lunga e così ricca di soddisfazioni in quella squadra che tre lustri fa, l’aveva lanciato verso le più alte affermazioni nel regno della sfera di cuoio, in quella squadra, dicevamo, di cui egli è oggi come oggi l’unico rappresentante della scuola calcistica friulana.