Un campionato si vince anche durante la sosta.

Nell’attuale periodo, con le temperature al di sopra dello zero e con la primavera incombente, sembra che i campionati dilettanti stiano uscendo dal letargo. Sotto il sole di marzo, le ambizioni di molti club troveranno risposte, e sarà a quel punto che si scoprirà quanto si è prodotto nella sosta invernale, che, tra tanti obiettivi e promesse, nasconde mille insidie. Di questo si è parlato all’undicesimo forum di cultura sportiva alla Manente Sport di Udine. Cinque gli allenatori presenti al Salotto del Dilettante: Franco Zuppichini della Juventina di Gorizia, Giorgio Buso (Sevegliano, Andrea Leita (Pozzuolo), Fulvio Battistutta (ex Cormonese) e Paolo D’Odorico (Allievi dell’Udinese). Emerge subito che il lavoro fatto durante la sosta non sempre incide sulle vicende del campionato; tante sono infatti le varianti che possono “segnarla”. E soprattutto si conferma che ci si diverte sempre meno: perchè si rincorrono troppi obiettivi, con troppe pressioni. Al punto che, accellerando i ritmi, si cade nella frenesia e nell’esasperazione della vita quotidiana.

Per Franco Zuppichini, “Fermarsi è importante. Si sente la necessità di girare l’interruttore, per allontanarsi dalle pressioni e dai ritmi forsennati cui sempre più ci sottoponiamo. Problema grande è quello di coordinare il lavoro con le presenze. Importante è esprimere se stessi, cercando il piacere di ritrovarsi, magari in quattro. Ho privilegiato il potenziamento muscolare, ma ci siamo divertiti nonostante la pesantezza dell’impegno. Adesso importante è ritrovare gli equilibri e le misure. La crescita sarà graduale”.

Giorgio Buso: “Durante la sosta, si può completare quanto trascurato nei periodi precedenti. Operare in tranquillità, togliendo il piede dall’accelleratore, significa produrre meglio e recuperare equilibrio psicologico. A Sevegliano ho potuto contare su un gruppo unito. Sui bastioni di Palmanova, fuori del nostro ambiente, abbiamo svolto lavoro duro: distanze, circuiti, forza, resistenza alla velocità. La prospettiva sono i primi caldi, dove questo lavoro troverà un suo riscontro”.

“Fermarsi è importante. Si sente la necessità di girare l’interruttore,

per allontanarsi dalle pressioni e dai ritmi forsennati”

Franco Zuppichini

Andrea Leita: “Tre settimane di sosta sono troppe. Si pensi a chi sta andando bene e deve fermarsi. Poi ci sono il maltempo che intralcia i programmi, e le defezioni dei giocatori, più propensi a godersi la pausa che a fare sacrifici. Meglio parlare di utilità sociale delle feste più che di utilità fisica della sosta. Insomma, dopo aver tolto il piede dall’acceleratore, il problema vero è rimetterlo sopra. In quel periodo, è meglio privilegiare impegni di forza, resistenza e velocità, riequilibrando l’aspetto psicofisico”

Fulvio Battistutta: “In testa o in coda che si sia, la sosta è necessaria, specie per il recupero di energia nervosa. Il dilettante è giusto che festeggi nel periodo natalizio. Si tratta di pro e contro che accetto; il dover fare per forza diventa un errore. Se la preparazione estiva è stata fatta bene, nella sosta meglio privilegiare la forza esplosiva e la resistenzaalla velocità. Per chi lavora bene, le difficoltà adesso dovrebbero essere scomparse”.

“…Che senso ha fare due ore di allenamento serali il 22 dicembre?

Meglio sarebbe interrompere il campionato per tre mesi…”

Paolo D’Odorico


Ed ecco una proposta rivoluzionaria. La fa Paolo D’Odorico. “Non sono daccordo sulla sosta invernale. Durante l’attività, non c’è quasi più divertimento. Si spendono tante energie nervose. Per questo il calcio è peggiorato: abbiamo voluto spremerci, facendo i professionisti senza averne i mezzi. Con il clima rigoroso si lavora poco. Che senso ha fare due ore di allenamento serali il 22 dicembre? Meglio sarebbe interrompere il campionato per tre mesi: da metà novembre a metà febbraio, dimenticando completamente il calcio. Poi ricominciare. Si potrebbe giocare a maggio-giugno, nel tardo pomeriggio, alle 18-19. Si privilegerebbe il lavoro tecnico, migliorando la qualità; nel periodo pre-Udinese, nelle soste avevo sperimentato con successo la componente didattica. Non soltanto parlare, ma anche ascoltare i ragazzi. Di seguito, potenza aerobica, lavoro con la palla, reattività, forza veloce, resistenza alla velocità e tante partitine; una sosta così la paga anche chi ha lavorato bene. Importante è mantenere concentrazione ed energie nervose”.


Bruno Peloi